A Istanbul, nulla conosce autentica reiterazione.
Le medesime strade vengono percorse senza sosta, e tuttavia ogni volta si trasfigurano — per effetto della luce, del transito dei corpi, della muta tensione che attraversa le esistenze in passaggio.

La città si dischiude per frammenti: uno sguardo, un gesto, una fugace consonanza di presenze.
Gli istanti affiorano e si dissolvono prima ancora di compiersi pienamente.

Ciò che permane non è un racconto, ma una costellazione di incontri — parziali, instabili, irriducibilmente umani.

Queste immagini abitano tale interstizio,
tracciando ciò che si dà una sola volta e che, per sua natura, sfugge a ogni presa.

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The Land of the Coomcaac